33-Essere Umane

scritto da Iviola
Scritto 11 mesi fa • Pubblicato 11 mesi fa • Revisionato 11 mesi fa
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Autore del testo Iviola

Testo: 33-Essere Umane
di Iviola

Il titolo scartato sarebbe stato 'Essere donna oggi', sarebbe stato un omaggio alla canzone di Elio e le Storie tese che prendeva in giro (come sempre) la questione mestruale e non solo - è abbastanza antica ormai, del 1992, quando - come dicono moltissimi - si poteva ancora scherzare su tutto come si voleva. O meglio lo dicono quelli dei discorsi ‘Il woke ci ha ucciso! Il politically correct è un cancro! Il nazifemminismo ha rovinato tutto!’ - faremo finta che fosse all’avanguardia anche allora, la canzone dico.

Essere donna oggi, ma non solo donna, pure femminista, è qualcosa che ottiene delle reazioni incredibili a seconda delle fasce d’età e dei social in cui si interagisce.
La premessa è la seguente: mia madre è sempre stata in qualche modo confuso tutto suo convinta della parità tra i generi, ma non sempre l’ha espressa in modo allineato e molti preconcetti li conserva e li conserverà - ma del resto ha più di sessant'anni, direi che è comprensibile.
Questa sua inclinazione (essendo tra l’altro madre single con trascorsi difficili con ex) mi ha fomentata fin dall’infanzia a consolidare una certa mal tolleranza dei pregiudizi e delle convenzioni legate ai generi. Le ho poi cavalcate, eh, sia chiaro. Ho fatto e detto e pensato tantissime cose veterobigotte e molto giudicanti su tutte e tutti, anche su me stessa. Ma nel tempo ho cominciato a informarmi e studiare, interagire, costruire una coscienza. 
Dopo anni di discussioni infertili nelle conversazioni dal vivo (ma non ero ancora realmente convinta, era tutto abbastanza confuso e mescolato) e discussioni ancora più infertili e dannose sul web, ho concluso che l’Italia è un paese fortemente chiuso, fortemente antifemminista e ostile al massimo grado verso le frange più deboli della società: donne, anziani, bambini, disabili, stranieri ecc.
La violenza verbale che ho incontrato è prodromica della violenza successiva, i bias enormi che ogni volta vengono usati per screditare, negare, minimizzare, romanticizzare, ridicolizzare qualunque istanza portata avanti dal genere femminile (benefico anche per l’altro genere e per le altre categorie, ma tant’è) sono talmente diffusi, striscianti, costitutivi della società nostra odierna che è quasi impossibile ottenere risposte sensate, realmente curiose, praticamente giuste. Viene voglia di mollare tutto, sì. E infatti si fa: le persone più attive che conosco in questo campo hanno smesso di manifestare il loro pensiero femminista, non ne vale la pena. Come pensavo, forse la cosa migliore è agirlo, nell’immediato, vicino a me, con le persone che posso davvero raggiungere e che mi ascoltano. 
E i media? I media vanno avanti. Sono usciti di recente due film che mi hanno spaccato il cuore e che hanno avuto un successo planetario Barbie e C’è ancora domani. Non sono film di nicchia, impegnati, con discorsoni seri e sessantottini sulle lotte di genere, sui diritti negati e tutto il resto. Non sono opuscoli di riviste oscure che leggono in quattro abbonati. No, sono discorsi semplici, universali, ma così unificatori, così intensi nei confronti della nostra identità di genere che hanno fatto sentire un corpo e un’anima milioni di donne, ragazze, bambine. Indovinate come hanno reagito - in generale - quelli dell’altro genere? Esatto, con i verbi di sopra: screditare, negare, minimizzare, romanticizzare, ridicolizzare film e successo ottenuto. Sono filmetti. Filmetti da donnicciole che hanno già avuto tutti i diritti che tanto volevano pestando i piedini irosamente, e non si decidono a tornare in cucina a girare il sugo.
Dicevo che mi hanno profondamente commosso, mi sono sentita riconosciuta così a fondo che non posso esimermi dal riportarvi il dialogo tra Barbie e Ruth Handler:

Barbie: Sì… sì. Io vorrei tanto far parte delle persone che creano valore. E non essere una cosa creata. Voglio partecipare all’ideazione, non essere l’idea. Dici che ha senso?
Ruth Handler: Ho sempre saputo che Barbie mi avrebbe sorpresa, ma non mi aspettavo questo.

Barbie: Mi dai il permesso di diventare umana?
Ruth Handler: Non ti serve il mio permesso.
Barbie: Ma tu sei la mia creatrice, non devi controllarmi?
Ruth Handler: Io non posso controllare te più di quanto non possa controllare mia figlia. Ti ho chiamato come lei, Barbara, e ho sempre sperato per te ciò che ho sperato per lei. Noi madri stiamo ferme perché le nostre figlie possano voltarsi per vedere quanta strada hanno percorso. 
Barbie: Quindi essere umana non è una cosa che devo… chiedere o… addirittura volere? E’ una cosa che scopro dentro di me. 
Ruth Handler:  In coscienza non posso farti fare questo salto senza che tu sappia cosa significa. Prendimi le mani. Ora chiudi gli occhi. E ora… senti.

C’è dentro tutto, in questo dialogo. Mia madre ha camminato perché io potessi fare il mio percorso, per quanto lei non l’abbia in molti modi compreso, (sì, parlo di divorzio, ma anche affermazione delle mie volontà, studiare quanto volevo, cambiare città, vivere senza figli) e io a mia volta farò del mio meglio per essere da esempio e voltarmi a vedere quanta strada hanno fatto le nuove generazioni. Già lo stanno facendo, dando per scontate cose che alla loro età erano per me fantascienza, come non permettere l’abuso della mia privacy o del mio corpo, e dicendolo urbi et orbi. Facendo chiudere siti e gruppi facebook basati sulla cultura dello stupro, in una manciata di giorni, quando le istituzioni vere non hanno agito per anni e anni a fronte di reali denunce. Senza vergognarsi neanche un secondo. 
Noi siamo umane, e il metro di misura dell’umanità non può e non deve essere solo l’uomo, come per migliaia di anni è stato: noi siamo umane, lo siamo già e come tali dobbiamo essere rispettate. Ma siamo anche femmine della specie umana, con corpi diversi, pensieri diversi, non è che ci meritiamo un certo tipo di trattamento (per esempio la medicina ha sempre e solo studiato corpi maschili, i femminili non li ha manco considerati come standard) e questo è ciò che dobbiamo affermare con tutta la nostra forza.
Essere noi stesse, noi stessi, insieme, è un cammino che si deve proseguire e proseguirà, che lo vogliamo o meno. Quel che oggi ci sembra impossibile (rispettare una donna in tutta la sua totalità, lasciarla libera di fare le sue scelte, non solo sulla carta, ma come società tutta) sta già fiorendo nelle menti delle bambine e dei bambini intorno a noi. Lo vedo ogni giorno e sorrido, piango e sono così grata d’essere partecipe di questo cambiamento.

Quindi essere umana non è una cosa che devo… chiedere o… addirittura volere? E’ una cosa che scopro dentro di me. 

33-Essere Umane testo di Iviola
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